3 gennaio 2012 | Autore  |

L’ANTICRISTO DI CAPODANNO

Scritto da Gianluca Freda  – Gennaio 2012

orban

Leggendo i quotidiani in questa prima giornata dell’anno della fine del mondo (se a fine 2012 scopriremo che i Maya avevano esagerato in pessimismo coi loro vaticini, bisogna però dargli atto fin da ora che ci si erano avvicinati parecchio) mi imbatto in notizie buone e cattive.

Veniamo alle buone notizie, che quest’anno sono veramente clamorose.

Viktor Orbán, il promettente premier ungherese al quale, qualche tempo fa, avevo già dedicato un post di entusiastica ammirazione, ha deciso stavolta di superare se stesso. Dopo aver buttato fuori a calci il FMI dal proprio paese, dopo aver tagliato gli emolumenti dei dipendenti pubblici, a partire dai banchieri, dopo aver ridotto di 9 punti la tassazione per le aziende, dopo aver vietato i mutui in valuta straniera che facevano concorrenza a quelli in valuta nazionale, sentite un po’ cos’altro ha fatto questo folle.

Sfruttando la maggioranza schiacciante in Parlamento conquistata dal suo partito (Fidesz) nelle ultime elezioni, e fregandosene del ricatto di FMI ed UE, che adesso minacciano di bloccare i prestiti al suo paese e di trascinarlo alla Corte Europea di Giustizia, Orbán ha imposto – trema la penna nello scriverlo – la quasi-nazionalizzazione, di fatto, della Banca Centrale Ungherese. Le nuove leggi varate dal Parlamento hanno tolto al presidente della banca centrale, Andras Simor, il diritto di nominare i suoi vice; hanno aumentato da sette a nove membri i componenti del Consiglio Monetario (che decide, tra l’altro, l’entità dei tassi d’interesse) attribuendo maggior peso ai membri di nomina governativa, passati da due a tre; hanno creato un’apposita posizione per un terzo vicepresidente (anch’esso di nomina governativa). Inoltre, grazie alla maggioranza dei due terzi (assai abbondanti) che può vantare in Parlamento, Orban ha varato una serie di riforme costituzionali (ben sette, finora) l’ultima delle quali prevede la fusione della banca centrale con l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari, il che implica la possibilità di scavalcare il governatore della banca centrale nelle decisioni più rilevanti.


Inutile dire che Standard & Poor’s e Moody’s si sono affrettati ad
abbassare il rating ungherese a livelli da quarto mondo, come sempre
si fa con i recalcitranti che si vuole ricondurre all’obbedienza,
strillazzando la solfa consueta, secondo la quale tali misure
“restringono le prospettive di crescita economica del paese”. E’ noto
che solo lo strozzinaggio di FMI e BCE è in grado di garantire una
crescita economica degna di questo nome, come Italia e Grecia sono lì
a dimostrare. Orbán non si è lasciato intimidire. “E’ una moda europea
quella di tenere le banche centrali in una posizione di sacra
indipendenza”, ha dichiarato alla stampa. “Nessuno può interferire con
l’attività legislativa ungherese, nessuno al mondo può dire ai
rappresentanti eletti dal popolo ungherese quali leggi approvare e
quali no”. Poffarbacco. Non crederà mica, questo demente, di dar vita
ad una nazione sovrana e monetariamente autonoma in un continente di
sguatteri degli Stati Uniti? Non crederà mica sul serio che
“democrazia” significhi rispettare la volontà degli elettori andando
contro i diktat della BCE? Perché non obbedisce e se ne sta buono,
come fanno tutti, a partire dal nostro farfugliante e reverente
inquilino quirinalizio?

Pare che invece Orbán a queste fole creda davvero. Le misure di semi-
nazionalizzazione della banca centrale sono solo la punta
dell’iceberg. Qui le buone notizie si fanno gustose davvero.

Il parlamento ungherese, per reagire alle misure punitive europee e al
fallimento dell’asta dei titoli di stato tenutasi nei giorni scorsi,
ha nazionalizzato 10 miliardi di euro di fondi pensione privati.

Ha imposto alle banche di ripagare, con proprio capitale, parte dei
debiti contratti in valuta estera, a partire dai mutui.

Ha spodestato il capo della Corte Suprema, Andras Baka, sostituendolo
con giudici di sua nomina. Tunde Hando, moglie di uno dei parlamentari
di Fidesz, ha ricevuto piena facoltà di nominare i nuovi magistrati,
compresi quelli che andranno a rimpiazzare le dozzine di pensionamenti
che si avranno da quest’anno grazie all’abbassamento dell’età
pensionabile dei giudici, varata dalla stessa maggioranza
parlamentare.

Ha sostituito il Consiglio Fiscale “indipendente” (cioè obbediente
alle imposizioni dissanguatici dell’UE) con un organismo dominato dai
membri e dagli alleati del partito di maggioranza.

Anche a capo dell’organismo di revisione della contabilità di stato
(il “Consiglio di Bilancio”, assimilabile alla nostra Corte dei Conti)
è stato posto un esponente di Fidesz, di nomina parlamentare.

Ma la parte migliore sono le leggi in favore della cultura nazionale,
con cui si sta cercando di sottrarre l’informazione pubblica alla
schiavitù del melmoso sistema di lavaggio del cervello
filostatunitense che impesta da decenni il nostro rivoltante panorama
mediatico.

E’ stato imposto un tetto massimo del 20% alle notizie di cronaca nera
nei telegiornali, ponendo finalmente un limite al dilagare di
sarescazzi, roseolindi e annemariefranzoni che rincitrulliscono e
terrorizzano i telespettatori, costringendoli a temere il nulla e a
disinteressarsi delle notizie di politica e finanza, cioè di ciò che
più ardentemente dovrebbero temere.

E’ stato imposto ai giornalisti investigativi l’obbligo di rivelare le
proprie fonti, arginando la mareggiata di diffamazioni e calunnie
senza fondamento di cui i nostri mezzi di disinformazione – con in
testa la sempre sculettante “Repubblica” – si sono serviti per
distruggere reputazioni e far cadere governi in ossequio alle
direttive americane. I giornalisti ungheresi, poveretti, sono già da
20 giorni in sciopero della fame contro queste leggi “liberticide” che
pongono restrizioni intollerabili alla loro inalienabile libertà di
essere dei cialtroni bugiardi e venduti ai nemici del proprio paese.
Mentre mi rimpinzavo di zampone e lenticchie, li ho immaginati, con
delizia, assisi nel gelo della notte di Budapest, con i loro merdosi
striscioni e cartelli inneggianti alla “democrazia” e alla “libertà
d’espressione”. In un momento di estasi, ho fantasticato di divertenti
spettacoli pirotecnici organizzati in loro onore dalla forza pubblica
ungherese, con petardi e bengala arricchiti di abbondanti percentuali
di piombo. Era solo un sogno, purtroppo, ma è bello sapere che
esistono ancora luoghi, nel mondo, in cui i sogni, in un futuro
nemmeno tanto remoto, potrebbero tornare ad essere realtà.

Nel preambolo della Nuova Costituzione varata dal parlamento è stato
reintrodotto il riferimento alle radici cristiane del paese, ai
territori perduti nel corso della Prima Guerra Mondiale ed annessi ad
Austria, Romania e Repubblica Slovacca, nonché un accenno alla “Sacra
Corona di re Stefano”, utilizzata per incoronare i sovrani ungheresi
dal XIII secolo in avanti.

E’ stato anche stabilito che la TV ungherese dovrà trasmettere una
percentuale minima del 40% di musica ungherese sul totale di musica
trasmessa, il che male non fa.

Ah, dimenticavo: i gay non possono sposarsi e l’unico matrimonio
riconosciuto come tale è quello eterosessuale. Mi dispiace, amici gay
d’Ungheria. Ho la morte nel cuore. Niente zagare e confetti per voi
quest’anno, che tristezza. Ma potete sempre orchestrare uno di quei
vostri caravanserragli, portando in parata drag queen e mostriciattoli
da circo per esprimere, democraticamente, il vostro più vibrante
dissenso. Vibrate, vibrate, che un po’ di petardi e mortaretti si
trovano anche per voi.

Infine, orrore degli orrori: i deputati dell’opposizione, che la
settimana scorsa manifestavano inermi e frementi di venerabile sdegno
contro le “leggi liberticide” del governo, sono stati arrestati dalla
polizia, compreso l’ex primo ministro Ferenc Gyurcsány. Immagino si
sia trattato di un provvedimento che il governo Orbán ha varato a
favore del turismo. Molti cittadini delle ex nazioni europee
sborserebbero alle agenzie di viaggio cifre considerevoli per
assistere all’arresto e alla manganellazione costumata dei traditori
della patria di un qualunque parlamento continentale. Se lo spettacolo
dovesse continuare, mi prendo un weekend libero e prenoto il primo
torpedone in partenza per Budapest. Magari prima sentiamoci, se
prenotiamo per comitive spendiamo meno. Speriamo ci siano anche delle
cartoline con le fasi salienti del pestaggio da inviare agli amici.

In poche parole, il governo di Orbán ha fatto tutto ciò che
Berlusconi, con la sua maggioranza, avrebbe potuto fare in Italia se
solo non fosse stato l’incompetente, corrotto, semianalfabeta,
pusillanime e venduto piazzista di casseruole che noi tutti amiamo.

La cosa più divertente è stata la lettura delle prevedibili reazioni
degli zampognari dell’editoria nostrana a questa sacrilega ribellione
magiara al credo ideologico costituito. Da “Repubblica” al “Corriere”
è tutto un coro dolente di anatemi, di atti di dolore, di dàlli al
fascista, di querimonie d’onta e vituperio. Prendo a modello
esemplificativo l’articolo su “Repubblica” di tale Andrea Tarquini,
talentuoso scribacchino eziomaurico, di stirpe ed opere a me ignote.
Dopo aver esordito con una probabile storpiatura delle dichiarazioni
di Orbán (il premier ungherese avrebbe detto “se qualcuno tenterà di
deviare la nostra traiettoria, lo allontaneremo educatamente”,
citazione che non ho trovato attestata da altre fonti), il tarquino ci
ricorda che il premier ungherese è “un ammiratore di Putin, Lukashenko
e Berlusconi”, il che immagino sia ai suoi occhi di adepto scalfarico
un crimine contronatura assimilabile allo stupro di un’armadilla
disabile, punibile con l’iniezione letale senza ultima sigaretta.
L’eziomaurico c’informa poi che i provvedimenti legislativi di un
parlamento ungherese eletto a schiacciante maggioranza popolare
rappresentano “uno schiaffo” a Barroso e “al Segretario di Stato USA
Hillary Clinton”. Passi Barroso, che con quella faccia da salumaio che
si ritrova i ceffoni se li tira. Ma quel mostro di Orbán ha osato
alzare le sue sordide mani su una donna! Vi rendete conto? E quella
donna è Hillary, la dolce Hillary, la venerea fanciulla che
sghignazzava “We came, we saw, he died” di fronte al cadavere di
Gheddafi ancora sanguinante. E lui l’ha presa a schiaffi! Come potremo
mai ringraziarlo a sufficienza, campassimo pure cent’anni?

Da notare alcuni forbiti accorgimenti stilistici, miranti ad
accrescere l’indignazione del lettore contro la setta anticristica: il
parlamento magiaro non è composto a maggioranza dal partito di Orbán,
ma è “dominato dal suo partito”. Quest’uomo è un dominatore, un
Hitler, un Gengis Khan, come del resto lo sono tutti i capi di stato
democraticamente eletti le cui decisioni non si sposano con gli
interessi degli Stati Uniti e dei loro lavapiatti.

La lagna della prefica repubblicana prosegue poi con la litania sulle
“leggi liberticide”, cioè la nazionalizzazione della banca centrale e
le “leggi che privilegiano i cristiani”, laddove, se a questo mondo
esistesse ancora un po’ d’educazione, dovrebbero privilegiare i gay e
i devoti del Liberismo Libico a Grappolo.

A un certo punto il tarquino sclera di brutto, forse impietrito
dall’esecrando spettacolo dei poveri giornalisti costretti al digiuno
protestatario sansilvestrino, al freddo e al gelo, e con sprezzo della
misura definisce l’Ungheria “un paese mitteleuropeo magnifico e vitale
[bontà sua] ma [MA!] sulla via di una dittatura dal crescente fetore
di fascismo”. Un fetore che noi italiani, grazie a “Repubblica”, non
conosceremo mai. Al massimo annuseremo quello del pesce incartato,
restando troppo a lungo esposti ai suoi editoriali, ma per quello è
sufficiente lavarsi le mani.

Segue poi la citazione di alcuni salmi di Hillary Clinton (“Siamo
preoccupati per la democrazia in Ungheria”, ahi ahi ahi, bombe a
grappolo in arrivo) e il fremito d’orrore dinanzi all’ennesima
efferatezza di Orbán, la terribile ridenominazione della “Repubblica
Ungherese” in semplice “Ungheria”. Quale entità demoniaca ha potuto
perpetrare quest’estremo oltraggio al giornale con cui il
marcopasquico procura il pane ai suoi macilenti rampolli?

La pianto qui con l’analisi del delirio giornalistico di questo
poveraccio, ma faccio notare, in chiusura, un’inesattezza del testo
che mi ha umanamente ferito. Il linciatore di libici scrive, a un
certo punto, che i miserandi giornalisti magiari in sciopero della
fame sono stati “vergognosamente ignorati dal resto d’Europa”. Beh,
questo non è vero. Col senso civico che da sempre mi contraddistingue,
io ero perfettamente a conoscenza delle traversìe e dello strazio che
hanno colpito i colleghi ungheresi di Andrea Tarquini e ne ho goduto
soverchiamente. Sapendoli vittime del crudele regime, ieri sera mi
sono abbuffato, alla faccia loro, di spumante e capriolo con polenta.
Dedico a loro e ai giornalisti di “Repubblica” il mio BURP! di
commossa solidarietà.

P.S.: Se l’articolo di Tarquini vi ha divertito, non perdetevi quello
del “Corriere”, redatto da un non altrimenti noto Giorgio Pressburger
(si tratta probabilmente di una figura professionale reperita dai
talent scout del quotidiano milanese tra i cassintegrati di
McDonald’s). Mai letta una roba del genere, giuro, mai letta. Roba da
far riaprire i manicomi entro 24 ore per decreto d’urgenza. L’ardita
tesi del Cheeseburger è che Dante (Dante!) avrebbe avuto parole di
severa condanna contro l’atteggiamento antieuropeo del premier
ungherese. O si tratta di un oscuro “avvertimento in codice” contro
Orbán (Dante, sostiene Paolo Franceschetti, era un Rosacroce e di
“punizioni” ai traditori della fratellanza se ne intendeva) oppure
siamo di fronte ad una mutazione del pur pessimo giornalismo in forme
patologiche che hanno ormai più attinenza con la cura dei disturbi
neurobiologici che con la satira politica. Un assaggio:

“Nel corso della Seconda Guerra Mondiale il Paese (cioè i suoi
governanti di allora) si è alleato, al pari dell’Italia, con i nazisti
della Germania. Quello non è stato un atto d’onore. Ma l’Ungheria si
era infestata di orrendi razzisti, di veri sanguinari assassini.
Questi però non rappresentavano gli ungheresi [ah no?, NdR]. Il popolo
ungherese come quello italiano non è razzista, se questi sentimenti
non vengono inculcati con i mezzi più subdoli e purtroppo efficaci […e
se non lo sanno al Corriere!, NdR], studiati scientificamente [Azz!,
NdR] da gruppi politici. L’uomo è un essere sociale, non rifiuta lo
straniero, lo sconosciuto. Perché a tutti i costi vogliono invece
insegnargli l’odio e la violenza? [Pecché?? Pecché??!!, NdR] Oggi in
Ungheria, come in Italia, hanno in qualche modo ridestato queste
ombre, questi zombie. Cosa direbbe Dante di fronte a questo? “Va!
Ammazza quei fetidi Rom! Elimina dal mondo gli ebrei!”? Griderebbe
così? Credo, sono certo che nessuno osi pensare questo”.

Cosa direbbe Dante? Immagino:
“La grave idropesí, che sí dispaia / le membra con l’omor che mal
converte, / che ‘l viso non risponde a la ventraia, / faceva lui tener
le labbra aperte” (Inferno, Canto XXX).

fonte:

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